Il vecchio abitato e la Chiesa di San Rocco
Quanto vecchio questo abitato? Uno statuto del 1829 non parla della chiesa di Santa Maria ma in quel tempo Brunello era già un “paesetto molto antico con una “chiesuola” nel suo interno”.[…]
E’ un tipico esempio d’insediamento medioevale a struttura compatta.
Per la Via Maggiore (Via Dante) si raggiunge la Piazzetta (Piazza San Rocco).
C’è una chiesa sussidiaria nel centro del paese, già sede del beneficio e del titolo Sant’Antonio.
Questa chiesa, dunque, è da ritenere più antica di Santa Maria, anche se generalmente è considerata più recente.
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La data del 1683 sull’architrave della porta maggiore indica della sua architettura attuale.
Sulla facciata, felicemente esposta, due meridiane indicavano, senza errore il Tempo Medio di Roma ed il Tempo vero del posto.
Due comodi ed istruttivi orologi, dunque per la povera gente d’un tempo, che dev’esser probabilmente ormai scomparsa dal paese insieme alle meridiane cortesi, oggi illeggibili.
Questa chiesa di San Rocco si presenta un po’ come un rompicapo. Chi sa risolverlo è bravo. |
Quando era parroco Giovanni Battista Castelli (1613-1647) nella terra di Brunello, pieve di Varese, diocesi di Milano, ducato di Milano, con 26 o 30 focolari di povera gente, essendo feudatario il dottor collegiato Marco Antonio Bossi, lui e la moglie ridotti in grave età, visto che la chiesa parrocchiale “era lontana più di un terzo di miglio con strada all’inverno fangosa, sassosa, scoscesa, di modo che chi era vecchio o infermo malamente vi giungeva e il più delle volte perdeva la Messa”, si decide di fare e fabbricare una nuova chiesa, vicina e comoda, capace e bastevole per tutto il popolo, di 18 braccia di lunghezza e di 12 di larghezza (m. 10,62 x m. 7,08) con il suo andito ed il campanile; gratis.
Gli abitanti erano 395 di cui 203 fanno la comunione.
Il terreno ed il resto è donato dal medesimo Marco Antonio Bossi.
Si iniziano le fondamenta che si sospendono per il “sopravvenuto tediosissimo inverno”, pensando di completarla la ventura primavera. Ma l’opera non venne mai completata.
Meno male però che si era riparato e restaurato l’oratorio di San Rocco, serrato, coperto e ornato delle cose necessarie da poter dir messa, “con gran comodità del popolo ed anche del Santissimo Sacramento e dell’Eucarestia a qualche infermo.”
Era allora parroco appunto Giovanni Battista Castelli, cui successe Carlo Maria Pozzi (De Putheis) (1647-1670), il quale lascia erede dei suoi beni, con testamento del 1670, la Congregazione del Santissimo Sacramento, fondata a Brunello da San Carlo (1574), forse per facilitare il rifacimento dell’oratorio.
Agli inizi del 1671, essendo novello parroco Carlo Francesco Brianzone (1671-1727), succeduto nel gennaio al Pozzi, la nuova chiesa non c’era ancora e si riprende il progetto di far fabbricare una chiesa nella suddetta terra ad onore di San Rocco, in luogo più decente e più capace, perché la vecchia chiesetta angustissima è posta nel mezzo di due case di contadini.
Pare che l’opera sia tanto desiderata dal popolo, che il vicario foraneo di Varese sia venuto a prendere visione del progetto e verificare l’opportunità, anzi la necessità dell’iniziativa.
Insomma, la nuova chiesa, che pare dovesse risultare una gran novità, è quella di San Rocco attuale, oggi funzionante ancora.
Probabilmente l’antico oratorio, ormai piccolo e mal messo, è stato semidistrutto ed inglobato.
Verrebbe da ritenere che la scaletta esterna che sale dalla piazza sia soltanto al servizio del campaniletto e dell’orologio che batte le ore per tutta la comunità.
Un tempo aveva pure la funzione di portare ad un ambiente che, se non fosse di proprietà ecclesiastica, parrebbe una camera di sicurezza pubblica, con l’unica finestra chiusa da robuste lastre oblique di sasso che lasciano uno spiraglio in alto per la scarsa aria ed un esiguo lembo di cielo.
Questa strana impostazione della finestra aveva forse lo scopo di proibire il prospetto sulla proprietà feudale. […]
Dal libro “Brunello” di Attilio Baratelli |